Agriturist Veneto

Prodotti tipici veneti

Prodotti tipici italiani ed agriturismo sono strettamente legati: caratterizzano i pasti dell'agriturismo, sono il valore aggiunto della produzione dell'azienda agrituristica.

Non c’è bisogno di fare sofisticate indagini di mercato per arrivare alla conclusione che l’agriturismo è, in misura importante, anche turismo enogastronomico: quattro ospiti su cinque desiderano consumare almeno un pasto della giornata preparato dall’agricoltore che li ospita, e naturalmente si aspettano dal connubio ristorante agriturismo di poter assaggiare, non solo (come stabilisce la legge) prodotti agricoli provenienti dall’azienda che li accoglie, e da altre aziende del territorio, ma anche e soprattutto prodotti tipici del luogo, specialità della cucina e dell’artigianato alimentare locale, espressione di "origine" ma anche di "tradizione" (ovvero di origine sia fisica, sia culturale).

Le ricette gastronomiche e le trasformazioni dei prodotti agricoli, si sa, sono una straordinaria testimonianza di inventiva, creatività e gusto del territorio. Ben vengano dunque tutte quelle preparazioni che esaltano la qualità dei prodotti tipici e mettono in primo piano la perizia dei cuochi. Tuttavia, non possiamo dimenticare quanto forte sia, nell’agriturismo, il richiamo alla tradizione, e quindi la necessità di coniugare sempre, anche nell’offerta di assaggi e pasti, il gusto con la storia, i sapori con la cultura territoriale .

E' molto importante richiamare l’attenzione su questo aspetto, evidenziando una volta di più, per gli agriturismo, la funzione di vetrina dei prodotti tipici del territorio e quindi anche di promotori della riscoperta e della valorizzazione di questi prodotti. A cominciare da quelli che, come avviene quando si ottenga il riconoscimento DOP (denominazione d’origine protetta) o IGP (indicazione geografica protetta), non sono genericamente “tipici”, ma rispondono a regole di produzione ben precise e sono quindi custodi ufficiali di tradizione e qualità. E, necessariamente, insieme a loro,... i vini DOCG e DOC.

Ad oggi (marzo 2008) sono 167 i prodotti tipici italiani che si fregiano di questi riconoscimenti, 110 a denominazione d’origine protetta, 57 a indicazione geografica protetta. Ma il patrimonio di specialità che nei secoli l’agricoltura italiana è stata capace di “creare” è ben più ricco, e non è eccessivo ritenere che quelle riconosciute fino oggi siano ancora una minoranza rispetto a quel che potremo certificare e valorizzare, tramite i riconoscimenti DOP e IGP, nei prossimi anni.

E’ un cammino che va compiuto con molto impegno e molta serietà sul versante della produzione, e con costante attenzione al mercato e alla informazione del consumatore. I produttori devono infatti dimostrare, non solo con gli adempimenti previsti dal disciplinare di produzione, di essere capaci di ottenere “gusti” seducenti, inconfondibili e assolutamente genuini. Il consumatore, di conseguenza, si mostrerà sempre più disponibile a pagare la qualità e a premiare chi tale qualità persegue con coraggio e coerenza anche quando sarebbe possibile ottenere un prodotto “simile” a costi inferiori, innalzando le rese, abbreviando i tempi di stagionatura, semplificando il procedimento di produzione.

Si mangia sempre meno per soddisfare esigenze di nutrizione e sempre più per la gioia del palato. La varietà e la qualità degli alimenti in mostra negli scaffali di negozi e supermercati cresce costantemente, ma il “linguaggio” semplice ed incisivo dei prodotti di più antica tradizione, il loro gusto sincero e forte, spesso fuori dal coro di un’offerta studiata per sensazioni tenui e adatte a tutti, esercita sul consumatore un fascino crescente che va oltre la moda del momento.

Il sistema dei prodotti riconosciuti DOP e IGP si alimenta di questo fascino e questo fascino alimenta, meritando solo di essere meglio capito, meglio difeso, meglio apprezzato, dai consumatori, attraverso una crescita culturale collettiva che è premessa essenziale per custodire e valorizzare quelli che, a buon diritto, sono stati recentemente definiti come i “capolavori dell’agricoltura italiana”.

Così è importante che chi va a far la spesa legga con attenzione le etichette dei prodotti, spesso scritte in modo da confondere la scelta; che abbia a mente i marchi e le sigle che garantiscono la qualità esigendone un uso corretto da parte della rete commerciale; che sappia riconoscere sempre più prontamente un gusto “simile” da un gusto “autentico”, collegando sempre il prezzo alla qualità di ciò che compra e consuma.

Il cammino da compiere, su questa strada, è ancora molto. Un recente sondaggio svolto dall’Agriturist, evidenzia che solo un intervistato su due ha una idea sufficientemente chiara di cosa sia un prodotto riconosciuto DOP; e quando poi si chiede che cosa sia un prodotto riconosciuto IGP, e quale sia la differenza con un prodotto DOP, la chiarezza di idee scende sotto il 20%. La memoria visiva dei marchi che comunicano questi riconoscimenti è ancora inferiore. Occorre dunque una informazione più incisiva, una visibilità più insistente e diffusa di spiegazioni e marchi, forse anche una maggiore chiarezza dei messaggi grafici, e non solo. Chi sceglie gli agriturismi per le proprie vacanze, dimostra verso questi temi una sensibilità generalmente superiore alla media, è desideroso di capire di più dell’alimentazione e del gusto dei cibi, vuol rendersi conto di come nasce un formaggio o un salume, perchè uno è più “buono” di un altro, perchè uno costa più di un altro, se uno è più salutare di un altro. Chi offre agriturismo è generalmente in grado di dare a queste curiosità le giuste risposte perchè è egli stesso consapevole protagonista di una agricoltura che punta sulla qualità e di una accoglienza che di questa qualità si fa orgogliosa testimone.

Giusto dunque riconoscere nell’agriturismo il “momento” e il “luogo” giusto per dare un contributo importante alla cultura alimentare ed enogastronomica di tutti noi.

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